domenica 18 settembre 2016

Diario felino - 4

Caro diario,
Ricordi che ti avevo parlato dei suoi lavori artistici con i nuovi colori?
Ogni tanto lei si siede al tavolo della cucina, dispone in bell'ordine le matite colorate, il temperamatite a portata di mano, apre il libro e colora per un po'. Lo fa più spesso nel fine settimana, perché in questo periodo nei giorni feriali è via quasi sempre per tutto il giorno. Qualche volta colora alla sera, dopo mangiato, oppure mentre cucina qualcosa con tempi di cottura lunghi e mette il timer per ricordarsi di mescolare e controllare ogni 10 minuti.
Io la aiuto spesso: mi distendo sopra i vassoi dei colori, le appoggio una zampa sul braccio, do qualche colpetto alla gomma per cancellare... Insomma, prendo molto sul serio il mio incarico di cat therapy.
Ci sono voluti parecchi giorni e molto aiuto da parte mia, ma finalmente ha completato un altro disegno.
NON CI POSSO CREDERE!


Dopo tutto quello che ho fatto per lei, ha disegnato MIO FRATELLO!
Sono profondamente deluso.

         
 Gandalf

PordenoneLegge - resoconto


Il prologo dell'evento di PordenoneLegge è stata una pioggia battente. Dopo settimane di sole, Giove Pluvio ha deciso di movimentare la giornata proprio nel giorno a lui dedicato.


Ero piuttosto emozionata per questo evento. Non preoccupata né spaventata, ma fiera di essere stata invitata a una manifestazione così importante e ci tenevo molto alla buona riuscita dell'incontro.
Qualche giorno prima avevo selezionato con cura due brani da leggere, estratti dai racconti con cui avevo partecipato al concorso letterario Scriviamoci con cura del 2013 e del 2014. Sapevo che avrei avuto solo pochi minuti a disposizione per la lettura e dovevo ritagliare ciò che ritenevo più significativo da ognuno dei due racconti.
Sono arrivata a Pordenone con largo anticipo, per essere sicura di trovare parcheggio, impresa particolarmente impegnativa in un giorno di pioggia, e di raggiungere in tempo la sede dell'evento con la mia andatura da formica, composta di passettini brevi, per non sforzare la pelle dell'inguine. Pelle che - per inciso - non solo non si è rotta, ma sta lentamente recuperando un normale colorito rosa, al posto del grigio-ustione-da-radioterapia.
All'ingresso c'erano i volontari dell'organizzazione: mi sono presentata come "autrice", con un certo orgoglio, e mi hanno fatto entrare. Ho subito recuperato un libretto con il programma della manifestazione; ci tenevo molto ad averlo, e non solo perché dentro c'è anche il mio nome: non potevo restare insensibile a una copertina così meravigliosa!



Poco dopo sono arrivati anche gli altri tre autori, Liana Pivetta, Silvia Seracini e Alberto Andreoli Barbi, e le moderatrici Ivana Truccolo, responsabile della biblioteca del CRO di Aviano, e Lucia Fratino, oncologa. Un rapido briefing per organizzare la sequenza degli interventi, poi siamo entrati in scena, letteralmente, dato che ci trovavamo sul palcoscenico del Ridotto del Teatro Verdi, dove ci ha raggiunto il dott. Paolo De Paoli, direttore scientifico del CRO, 
Dal palco ho visto arrivare diverse persone conosciute. Alcune mi avevano già preannunciato la loro partecipazione, altre sono arrivate a sorpresa: la presenza di ognuna di loro è stata un graditissimo dono.
Dopo il benvenuto del dott. De Paoli e l'introduzione di Ivana Truccolo, che ha presentato il concorso letterario, la parola è passata a Lucia Fratino, che ha condotto l'incontro con grande efficacia, offrendo interessanti spunti di discussione sui brani letti dagli autori. Con me si è soffermata sulla figura del gatto, il nostro Ciccio, e sulla visione della malattia come viaggio o come guerra, che mi ha dato l'occasione per ricordare Anna, e a cui dedicherò un post successivo.
Grazie a Wolkerina per questa bellissima immagine!

Poi è toccato agli altri autori leggere e commentare i brani dei loro racconti; anche con loro la dottoressa Fratino è stata abile a cogliere i punti di maggiore interesse per la discussione.
Al termine dell'incontro, diversi spettatori si sono fermati a complimentarsi e a ringraziare per le emozioni che siamo riusciti a trasmettere: per me, è stata una grande soddisfazione.
All'uscita ho scoperto che Giove aveva deciso di andare a riposare, lasciando il cielo a Iris: sono tornata a casa con il cuore leggero e la mente piena di pensieri felici.


PS: Ieri pomeriggio ero da un cliente nella zona di Pordenone; prima di uscire, mi sono fermata qualche minuto a chiacchierare con le ragazze dell'ufficio e una di loro mi ha chiesto se quest'anno ero riuscita ad andare a qualche evento di PordenoneLegge. Vi lascio immaginare il mio livello di orgoglio nel rispondere: "Sì, come autrice!"

martedì 6 settembre 2016

PordenoneLegge

Perché voi venite, vero?
Almeno quelli che sono in zona...

venerdì 2 settembre 2016

Una vita a colori



In questo periodo la mia voglia di colori si è concretizzata con l'acquisto dei pastelli con cui mi sto divertendo molto e il rinnovo del reparto make up con tanti nuovi prodotti per il trucco, per sostituire quelli vecchi, che avevano... beh, fidatevi: avevano più anni di qualcuno dei lettori di questo blog.
 

Colori tra le dita, colori sugli occhi.
Potevano mancare i colori sul corpo? Certo che no!
Il mio inguine destro ha assunto una delicata sfumatura tra il malva e il grigio, decorata da macchioline nere. Ah, l'intramontabile eleganza del nero!
Mi dicono che questo è il preludio alla rottura della pelle, che probabilmente si verificherà nei prossimi giorni. Così magari aggiungiamo un po' di vivace rosso sangue o il delicato tono dorato e trasparente  del siero.
Il lato positivo è che, almeno per ora, non fa molto male. Credo che a questo contribuisca la ridotta sensibilità superficiale della zona, conseguenza della radioterapia di nove anni fa: non tutti i mali vengono per nuocere.
La zona va trattata con delicatezza, evitando di stressarla. Tra le altre cose, questo significa che ho dovuto temporaneamente abbandonare il mio "passo da bersagliere", l'andatura veloce e decisa che ho ereditato dalla nonna Ester. Ora sono più verso il "passo da bradipo". Pazienza: qualcuno mi aspetterà.

domenica 28 agosto 2016

Diario felino - 3

Caro diario,
Da qualche settimana, lei ha cambiato abitudini: esce un quarto d'ora prima del solito al mattino e rientra più tardi nel pomeriggio. Non pranza più nella mensa aziendale, ma a casa, quando torna, e non va più a lavorare di pomeriggio. Con questi nuovi orari riesce a fare la spesa più spesso: due o tre volte alla settimana scarica dalla macchina un sacco di borse piene di roba. C'è il latte fresco, che ogni tanto assaggio volentieri anch'io, un po' di carne o pesce, i cereali per la colazione (è contentissima: finalmente ha trovato i corn flakes senza zucchero), qualche volta un pezzo di formaggio oppure delle uova, ma soprattutto tantissima frutta e verdura, che non capisco proprio cosa ci trovi di buono in quella roba, che divora con lo stesso entusiasmo di mio fratello con i suoi topi. Io preferisco catturare lucertole, locuste e cavallette, giocarci un po' e poi lasciarle in giro per casa. Un paio di settimane fa ho messo una cavalletta nella doccia e lei è stata così contenta che quando ha visto la sagoma indistinta che si muoveva - era senza occhiali e non capiva bene cosa fosse - è uscita di corsa dalla doccia, chiamando a gran voce Renato perché venisse subito a vederla anche lui!

Va sempre in macchina da sola. Quasi tutte le mattine salgo con lei per accompagnarla, ma dopo essere uscita dal cancello, si ferma e mi fa scendere, anche se io le provo tutte per convincerla a portarmi con lei: scappo da una parte all'altra dell'abitacolo, costringendola ad aprire anche tre o quattro portiere per raggiungermi, mi spanciotto sulla cappelliera o dentro al bagagliaio facendo gli occhioni dolci, mi appendo con le unghie alla tappezzeria... Niente da fare. Alla fine riesce sempre a tirarmi fuori, mi fa un po' di coccole, promette di tornare presto e mi lascia triste, solo e abbandonato sull'aiola davanti a casa.

Alla sera, racconta gli eventi della giornata. Un aereo della base americana di Aviano che durante l'atterraggio è passato pochi metri sopra la sua auto, le telefonate degli amici durante gli spostamenti in auto, gli avvistamenti della nutria bianca sulla rotonda dell'autostrada, i tecnici di radioterapia che vanno o tornano dalle ferie, una bolla d'aria nel tubetto di crema che le aveva fatto credere di averne ancora per tre giorni e invece era praticamente finita.
Alla sera va a letto un po' prima del solito, perché ha bisogno di tutte le sue ore di sonno. Io, naturalmente, dormo con lei.

Qualche giorno fa sembrava particolarmente di buon umore. Rimirava con entusiasmo una scatola di latta nuova nuova, piena di bastoncini colorati, e un libro.


L'altro ieri si è seduta al tavolo della cucina, ha tolto gli occhiali perché ormai da vicino le danno fastidio e con il naso quasi sul foglio, come i bambini che fanno i compiti, ha cominciato a usare quei bastoncini colorati sul libro. L'ho lasciata fare e, poco per volta, il foglio si è riempito di colori.

È stata abbastanza soddisfatta di quel primo tentativo, che le serviva soprattutto per provare i nuovi colori e capire come si possono usare.
Oggi si è rimessa al lavoro, ma questa volta sono intervenuto anch'io. Avevo letto bene la copertina del libro, Cat therapy, quindi la mia presenza era indispensabile. Voglio dire: vi pare possibile fare cat therapy senza un gatto?

Dopo parecchi "No!", "Fermo!", "Lascia stare!" e "Non toccare!", finalmente è riuscita a finire il suo capolavoro. Secondo me, domani ne fa un altro.

          Gandalf

sabato 27 agosto 2016

Conversazioni domestiche - 12

Pulizie del sabato mattina in corso.
Renato spolvera il corrimano della scala, ascoltando musica in cuffia.
Io gli arrivo alle spalle,  mentre salgo per pulire il bagno, e gli do un pizzicotto sul sedere.
Lui, che non mi aveva sentito arrivare, sobbalza e si volta sorpreso.
"Ecco il mio amore!", esclama a voce altissima, evidentemente influenzata dal volume della musica nelle orecchie.
"Non serve che urli", osservo io.
"Ma devono saperlo tutti!", ribatte pronto lui.



martedì 23 agosto 2016

Il cancro nell'angolo

Questo cancro sta avendo un impatto abbastanza marginale sulla mia vita.
Certo, ogni giorno devo andare in ospedale per la radioterapia, spalmare la crema protettiva mattina e sera, prendere i fermenti lattici. Ma per la maggior parte del tempo faccio altro e, soprattutto, penso ad altro. Lavoro, famiglia, amici, libri, casa, teatro, cucina... Ordinaria quotidianità.
Qualche volta intraprendo interessanti conversazioni con me stessa.
  "Ehi, guarda che hai il cancro!"
  "Sì, e allora?"
  "È una malattia potenzialmente letale..."
  "E quindi?"
  "Non ti comporti da malata."
  "Ho di meglio da fare."

Nove anni fa era diverso.
Sono una persona straordinariamente egocentrica; dal mio punto di vista, al centro dell'universo ci sono sempre io. Solo che, nove anni fa, quel centro ero io in qualità di malata di cancro.
Sicuramente le terapie invasive e fortemente debilitanti di quel periodo favorivano la mia identificazione e autoidentificazione come paziente oncologica (argomento che approfondirò in un altro post), ma credo che non fosse soltanto quello.
Il cancro non era solo dentro di me, era anche tutto intorno a me: rubava il mio tempo, si insinuava nei miei pensieri, guidava le mie scelte. Per molti mesi, il cancro è diventato la barriera tra me e tutto il resto, un filtro attraverso cui guardavo e percepivo, in modo distorto, ciò che mi circondava.

Anche adesso, dal mio punto di vista, io sono il centro dell'universo. Ma sono io come persona, non come malata. Quindi vivo prima di tutto come persona e cerco di dedicare il mio tempo e i miei pensieri a ciò che mi piace, che mi interessa, che mi fa stare meglio.
Non fingo di ignorare la malattia e nemmeno evito l'argomento. Ne scrivo sul blog, ne parlo e qualche volta mi diverto a tirarlo fuori a bruciapelo, magari solo per il gusto di vedere un lampo di shock sulla faccia di chi mi sta di fronte. Abbiate pazienza: da qualche parte, nel mio DNA da ingegnere, ci sono i geni della Maria e ogni tanto anche in me fa capolino quella sua smania di essere a tutti i costi diversa, originale, di sorprendere, finanche di scandalizzare.
Ma lo faccio per scelta: do al cancro un po' di spazio, poi torno a cacciarlo nell'angolo e continuo a vivere.